La Storia del Giro d’Italia

Uno degli arrivi del Giro del 1913

PRIMA PARTE: (1909-1922)

Il 7 Agosto 1908 un titolo in prima pagina de La Gazzetta dello Sport annunciava che la primavera successiva avrebbe organizzato il Giro d’Italia, evento “che diverrà una delle prove più ambite e maggiori del ciclismo internazionale”. Così Il 13 Maggio 1909 tutto era pronto per il debutto che avvenne alle ore 2:53 dal rondò di Loreto a Milano. Dopo 8 tappe, 2.447 Km percorsi e quattro diversi vincitori di tappa, Luigi Ganna vinse il 1° Giro d’Italia della storia davanti a Carlo Galetti e Giovanni Rossignoli. Dopo il grande interesse suscitato dalla prima edizione, le aziende costruttrici di cicli chiesero di aumentare il chilometraggio totale del Giro d’Italia. Le tappe totali furono così aumentate a 10 (2.987 km). Sul podio finale salirono anche Pavesi (2°) e Luigi Ganna (3°). Nel 1911 in concomitanza con la grande Esposizione sorta per le celebrazioni del Cinquantenario del Regno, la partenza fu data a Roma. Il Giro fu caratterizzato da un’alternanza di risultati. Petit Breton e Galetti, favoriti per la vittoria finale si diedero battaglia, fin quando il francese fu costretto al ritiro nella penultima tappa causa un irrimediabile problema tecnico alla sua bicicletta. Galetti vinse così il Giro e Giovanni Rossignoli si confermò il migliore nella classifica a tempo. Nel 1912 si escogitò la formula della classifica a squadre, composte da 4 corridori ciascuna. Il sistema di assegnazione dei punti non fu accolto favorevolmente dal pubblico e l’interesse per il Giro andò scemando. Nel 1913 si ritornò alla classifica individuale a punti. La corsa fu molto combattuta, nella penultima tappa Oriani mise in risalto le sue doti di fondo e evidenziò una grande continuità che lo portò in testa alla classifica. Il Giro del 1914 fu vinto da Calzolari, anche se, alla fine, cattivo tempo e lunghezza delle tappe (cinque su otto superavano i 400 km) decimarono i concorrenti: degli 81 partenti ben 44 si ritirarono dopo la 1° tappa e alla fine solo 8 corridori giunsero a Milano. Nel 1919 il Giro riprese il suo cammino dopo gli anni di guerra. La corsa non ebbe storia: Girardengo, sebbene convalescente da un attacco di “spagnola”, si aggiudicò sette delle dieci tappe in programma e restò al comando della classifica generale dal primo all’ultimo giorno. Nel 1920 solo dieci corridori arrivarono a tagliare il traguardo di Milano. Nel 1921 il Giro fu inizialmente dominato da Girardengo, vincitore indiscusso delle prime quattro tappe. Ma nella quinta tappa il novese andò in crisi e nei pressi di Rocca Pia scese dalla bicicletta e segnò una croce nella polvere della strada, giurando che da quella strada non sarebbe più passato. Da lì in poi il Giro proseguì nell’incertezza e si concluse con la vittoria di Brunero con meno di un minuto di vantaggio su Belloni, distacco eccezionale per quei tempi.

Il vincitore del 1931, Camusso sul Sestriere

SECOND PARTE: 1923-1932

La corsa del 1923 si svolse all’insegna della superiorità di Girardengo che vinse otto tappe su dieci. Il Giro del 1924 fu avvincente e combattuto, anche se mancavano gli “assi” e per il secondo anno consecutivo erano assenti gli stranieri. Il 1925 segnò l’esordio di Alfredo Binda che, al primo tentativo, conquistò il Giro mettendo in fila i dominatori del dopoguerra e cioè Girardengo, che si aggiudicò comunque sei tappe, Brunero e Belloni. Nel 1926 Binda non poteva combattere per una rovinosa caduta, ma nel 1927 il Giro fu un monologo: Binda vinse 12 tappe su 15 e conquistò il primo posto davanti a Brunero e Negrini. Anche il Giro del ’28 si chiuse quindi con la vittoria di Binda davanti a Pancera e Aimo. Il 1929 vide un’inedita partenza da Roma e si sviluppò quasi completamente al Sud. Alfredo Binda vinse in modo netto davanti a Piemontesi e Frascarelli. Inanellò otto vittorie consecutive togliendo alla corsa ogni interesse e il Giro risultò quasi rassegnato e addormentato. Per fronteggiare la schiacciante superiorità di Binda, non accettata dal pubblico e dalle giovani leve, La Gazzetta dello Sport nel 1930 si inventò la formula della corsa ad invito e non invitò Binda. Il Giro si spinse ancora più a Sud e fissò la partenza dalla Sicilia. I giovani non vennero meno alle attese: ci fu gran battaglia e alla fine prevalse il giovane Marchisio su Giacobbe e Grandi.

Valletti, che nel 1939 ha battuto addirittura Gino Bartali

TERZA PARTE: 1933-1947

Importanti novità tecniche caratterizzarono il Giro del 1933: si disputò la prima tappa a cronometro individuale e si creò la challenge del Gran Premio della Montagna con l’assegnazione di punteggi al passaggio sul culmine di alcune salite e compilazione di una classifica in base alla somma dei punti. Nonostante una valida rappresentativa straniera, la superiorità di Binda fu indiscussa.

Nel 1935 venne alla ribalta il giovane Gino Bartali, che si affermò nella classifica del Gran Premio della Montagna, aggiudicandosi come premio un’auto Balilla. L’anno prossimo ci fu la conferma del giovane Bartali che a L’Aquila conquistò la Maglia Rosa e la mantenne fino all’ultima tappa, seguito da Olmo e Canavesi. Nel ’37 arrivò la conferma di Gino Bartali, che dominò un Giro duro ed impegnativo. Per la prima volta furono inclusi i Passi Dolomitici Rolle e Costalunga, dove Bartali dimostrò tutta la sua potenza di scalatore. Nel 1940 la guerra ormai in atto con l’invasione della Polonia da parte dei tedeschi incombeva anche sull’Italia. Il risultato fu un Giro autarchico, ma non per questo meno interessante. Nella tappa di Modena con i passi dell’Appennino tosco-emiliano, il giovane Coppi compì un’impresa che sorprese tutti. Era nata una storica ed appassionante rivalità. A Milano arrivò primo Coppi, seguito da Mollo e Cottur. Il Giro del 1946 non fu facile perché le difficoltà logistiche e organizzative non diedero tregua. Bartali e Coppi furono i due fari della corsa, riprendendo, ormai avversari in squadre diverse, quella rivalità che aveva infiammato i tifosi nel Giro del 1940. Coppi dominò le tappe dolomitiche, ma il ritardo accumulato nella prima parte della corsa non fu del tutto eliminato e Gino Bartali conquistò il suo terzo Giro con soli 47” di vantaggio, seguito per l’appunto da Coppi e Ortelli. Il prossimo anno tra Pieve di Cadore e Trento, con le scalate di Falzarego, Pordoi e Costalunga, Coppi compì una delle sue memorabili imprese, demolendo la resistenza avversaria, conquistando definitivamente la Maglia Rosa e arrivando primo a Milano davanti allo stesso Bartali e a Bresci.

Coppi attacca, Bartali non riesce a resistergli

QUARTA PARTE: 1948-1957

Il dualismo Bartali/Coppi tenne banco anche nella vigilia della partenza del 31° Giro, nel 1948. Ma in realtà, sui contrafforti dell’Irpinia alcuni audaci, tra cui Fiorenzo Magni, diedero ai due favoriti un pesante distacco di oltre tredici minuti. Magni arrivò primo a Milano, contestato anche se meritevole della vittoria, seguito da Cecchi e al terzo posto a pari merito da Cottur e Ortelli. Nel 1949 il duello Coppi/Bartali era di nuovo il motivo dominante del Giro. Dopo un inizio non molto esaltante, a Bolzano Coppi affermò la sua supremazia. Da Cuneo a Pinerolo, con una cavalcata di 192 chilometri in solitaria, Coppi compì un’impresa ineguagliabile. Superò il Colle della Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestriere e all’arrivo si ritrovò con 11’52” su Bartali. Ormai Coppi non era più storia: era diventato leggenda e il suo valore fu universalmente riconosciuto da coppiani e sportivi in generale all’arrivo del Giro da trionfatore all’Autodromo di Monza, dove il Giro si concluse quell’anno. Secondo fu Bartali e terzo Cottur. Nel, 1950 tutti aspettavano la riconferma di Coppi che però fu distanziato dallo svizzero Koblet di ben 3’58” prima della tappa dolomitica. Bartali attaccò Koblet sul Rolle e sul Pordoi, ma Koblet si difese, nel finale si dimostrò tatticamente superiore e arrivò primo a Roma, diventando il primo straniero a vincere la corsa.

I primi anni 50 erano di un livello altissimo, per quanto riguarda il Giro. Nel 1951 vinse Magni, seguito da 2 stranieri, Van Steenbergen e Kübler. Nel 1952 e 1953 fu la volta di Coppi, nel 1954 vinse Clerici, poi nel 1955 Magni, anche se per soli 13 secondi e quasi trentacinque anni si aggiudicò il suo terzo Giro davanti a Coppi e Nencini.

Nel 1957 il meglio del ciclismo mondiale onorò la corsa non solo con una partecipazione regale, ma soprattutto con un impegno eccezionale. Gli italiani, ormai fuori servizio i grandi attori del dopoguerra, si affidavano ai giovani Baldini e Aldo Moser, nonché a Gastone Nencini. Gli stranieri vinsero ben 15 tappe su 22 e la Maglia Rosa fu una questione privata tra Bobet e Gaul. Ma nella tappa del Bondone, Gaul si appartò per un’incombenza personale e Bobet, insieme a Poblet, Baldini e Nencini, scatenò un attacco che sconvolse la classifica. Alla fine a Milano arrivò primo Nencini, davanti a Bobet e Baldini.

Le tappe del Giro del 1960

QUINTA PARTE: 1958-1967

Nel 1959 per la prima volta la Maglia Rosa restò sulle spalle degli stranieri dal primo all’ultimo giorno e solo nove tappe su ventidue furono appannaggio degli italiani. Gaul e Anquetil si alternarono al comando ma sui 296 km dell’Aosta-Courmayeur Gaul compì il miracolo battendo Anquetil di quasi dieci minuti e arrivando primo a Milano, seguito dallo stesso Anquetil e poi da Ronchini. L’anno dopo Anquetil fu superbo nella cronometro della Brianza e Gaul rispose con vigore nella tappa di Bormio che per la prima volta includeva la scalata del Gavia. Alla fine a Milano Anquetil batté tutti e arrivò primo davanti a Nencini e Gaul. Nel 1962 il piemontese Franco Balmamion, di soli 22 anni, arrivò primo a Milano precedendo un’altra giovane promessa, Imerio Massignan e Nino Defilippis. L’anno dopo Balmamion a soli ventitre anni riuscì a bissare il successo dell’anno precedente davanti a Adorni e Zancanaro. Nel 1964 Anquetil dominò la cronometro di Baganzola e poi controllò agevolmente la corsa, arrivò primo a Milano, seguito da Zilioli e De Rosso.

Nel 1965 per la prima volta il Giro partì dall’estero e precisamente da San Marino. Quasi assente fu la rappresentanza straniera. Vittorio Adorni trovò finalmente quella continuità che gli era mancata nelle precedenti edizioni e pose il sigillo con tre eccellenti imprese: a Potenza, nella cronometro di Taormina e nella tappa di Madesimo di 282 km con il Furka, il San Gottardo, il San Bernardino e lo Spluga. Il Giro del 1967 fu vinto da Felice Gimondi, seguito da Balmamion e Anquetil.

La vittoria di Eddy Mercky davanti al Duomo di Milano nel 1972

SESTA PARTE: 1968-1976

La corsa del 1968 fu caratterizzata dalla netta superiorità di Eddy Merckx che già a Novara, 1° tappa, si rese protagonista di un finale eccezionale. L’arrivo all’Arenaccia di Napoli consacrò con una calorosa partecipazione del pubblico l’astro nascente Merckx, poi incontrastato dominatore per un decennio della scena ciclistica. Dopo di lui, fu secondo Adorni e terzo Gimondi.

Il Giro del 1969 non fu sicuramente un Giro fortunato. Molte furono le disavventure: il crollo della tribuna all’arrivo di Terracina con conseguente morte del giovane ciclista Giancarlo Manzi, le manifestazioni a Napoli che impedirono la partenza della tappa, la positività di Eddy Merckx al controllo antidoping e conseguente squalifica, il maltempo che fece annullare la 21° tappa, la Trento-Marmolada. Con l’esclusione di Merckx passò in testa alla classifica Gimondi che difese fino al Vigorelli la Maglia Rosa, dove arrivò primo seguito da Michelotto e Zilioli.

Eddy Merckx, dopo essere stato squalificato per doping nel Giro del 1969, tornò nel 1970 più agguerrito di prima. Si impadronì della Maglia Rosa con una grande impresa sulla Polsa di Brentonico e poi incrementò il vantaggio nella cronometro tra Bassano del Grappa e Treviso, difendendosi con autorità fino a Bolzano, dove fu fissato un inconsueto epilogo del Giro.

Il motivo dominante del Giro del 1972 fu l’acerrimo dualismo tra Manuel Fuente e Eddy Merckx, risoltosi a favore di quest’ultimo nella tappa di Catanzaro.

Nel 1973 il 56° Giro d’Italia si svolse sotto l’egida della Comunità Europea. Partenza dal Belgio e, dopo l’attraversamento dell’Olanda, anche tappe in Germania, Lussemburgo e Francia. La partecipazione fu di altissimo livello, ma Eddy Merckx si elevò, come ormai era consuetudine, al di sopra di tutti. Nel 1974 il 57° Giro d’Italia partì dalla Città del Vaticano e i corridori partirono rendendo omaggio a Sua Santità Paolo VI. Il motivo dominante fu il duello tra Fuente, che già sul Monte Faito creò distacchi enormi, e Merckx che però riuscì ad approfittare degli errori dello spagnolo, troppe volte trasportato dall’entusiasmo.

Stelle di prim’ordine prima della partenza di Genova nel 1980: da sinistra Hinault, Moser, Saronni

SETTIMA PARTE: 1977-1987

Il 60° Giro (1977) fu caratterizzato da un numero elevato di semitappe. Freddy Maertens, dominatore della prima parte del Giro con sette vittorie su undici traguardi, al termine dell’8° tappa, fu coinvolto in una caduta e costretto al ritiro. I belgi della Flandria furono comunque superiori a tutti, con il solo Moser a contrastarli. Dovette però cedere nella cronometro di Binago al belga Michel Pollentier che si aggiudicò il Giro davanti a lui e a Baronchelli. Nel 1979 dopo un inizio favorevole a Moser, il trentino nelle cronometro di San Marino e Portovenere si vide incredibilmente sconfitto dal giovane Saronni, che poi in montagna difese autorevolmente la Maglia Rosa indossata definitivamente all’Arena di Milano dove arrivò primo, seguito dallo stesso Moser e da Johansson. Nel 1980 sul piano sportivo va sottolineata la formidabile impresa di Hinault sullo Stelvio e le sette tappe vinte da Saronni. Hinault vinse il Giro, seguito da Panizza (alla sua tredicesima partecipazione) e da Battaglin, che vinse l’edizione successiva a sua volta. Nel 1982 la supremazia di Hinault fu messa a dura prova da un vivace Silvano Contini, che si arrese solo a Monte Campione.

Sul piano tecnico la corsa del 1983 si svolse all’insegna della combattività, con medie altissime soprattutto in alcune tappe di montagna, con un Saronni sempre vigile e spesso al contrattacco. Visentini in tempo reale impiegò infatti 10’’ in meno di Saronni ma arrivò dietro di lui seguito da Fernandez Blanco. Nel 1985 con la cronometro di Maddaloni Hinault prese il controllo della corsa e portò vittorioso a termine il suo terzo Giro davanti a Moser e Lemond. Moser nel finale contrastò Hinault con grande coraggio, ma riuscì soltanto ad ottenere importanti successi di tappa. Il del 1986 Giro si concluse a Merano con Visentini primo, Saronni secondo e terzo Moser. Nel 1987 Stephen Roche, arrivato primo davanti a Millar e Breukink, costruì il primo pilastro di una trilogia – Giro, Tour e Mondiale – che non era riuscita neanche al grande Merckx.

A sinistra Tony Rominger, il vincitore del 1995, a destra Franco Chioccioli, il vincitore del 1991

OTTAVA PARTE: 1988-1997

Quello del 1988 fu un Giro piuttosto sfortunato tra cadute, proteste e maltempo. Questo fece passare in secondo piano la cronaca sportiva. La vittoria fu meritatamente assegnata per la prima volta ad un corridore d’oltre oceano, Hampsten, seguito da Breukink e Zimmerman. La corsa del 1989 si concluse a Firenze con Fignon primo e dietro di lui Giupponi e Hampsten. Nel 1990 la partenza da Bari, con una cronometro che si sviluppava sul lungomare, registrò l’indiscussa superiorità di Gianni Bugno che aveva già iniziato alla grande la sua stagione con la vittoria nella Milano-Sanremo. Bugno portò ininterrottamente la Maglia Rosa da Bari a Milano, eguagliando le imprese ottenute in passato soltanto da Girardengo (1919), Binda (1927) e Merckx (1973). Nel 1991 abbiamo tre scalatori sul podio finale: Chioccioli, Chiappucci e Lelli. I due anni successivi hanno visto la supremazia di Miguel Indurain, grande cronoman-scalatore spagnolo, con Claudio Chiappucci che conquistó altri due podi. Nel 1994 due giovani vennero prepotentemente alla ribalta: Eugenj Berzin, eccezionale nella cronometro di Follonica, che finì per vincere il Giro, e Marco Pantani, che soprattutto nella tappa del Mortirolo diede un saggio delle sue eccelse doti di scalatore e arrivò secondo seguito da Indurain. Il prossimo anno indiscussa fu la superiorità dello svizzero Toni Rominger che controllò a suo piacimento la corsa, smorzando poi ogni velleità nella crono di Selvino, mentre nel 1996 nella penultima tappa, con le scalate al Gavia e al Mortirolo, il russo Tonkov riuscì a chiudere la partita e raggiunse Milano da vincitore, seguito da Zaina e Olano. Dopo 5 anni senza successi italiani, nel 1997 vinse Ivan Gotti.

Marco Pantani nel 1998 ha raddoppiato: a vinto il Giro ed anche il Tour

NONA PARTE: 1998-2007

Nel 1998 nella tappa di Selva Valgardena Marco Pantani volò sul Fedaia e sul Sella e, pur insidiato da un volitivo Tonkov, si impadronì del Giro. Fu superlativo al Pian di Montecampione e si difese nella crono di Lugano, arrivando a Milano da trionfatore, precedendo Tonkov e Guerini. Nel 1999 Gotti, si aggiudicò il Giro seguito da Savoldelli e Simoni. Gli anni successivi videro trionfatori italiani: Garzelli (2000), Simoni (2001), Savoldelli (2002), Simoni (2003), Cunego (2004), Savoldelli (2005), Basso (2006), Di Luca (2007).

Tom Dumoulin, il vincitore olandese del Giro d’Italia del 2017

DECIMA PARTE: 2008-2019

Il Giro 2008 partì da Palermo con una cronometro a squadre ormai ridiventata consuetudine da qualche anno. Dopo le emozionanti volate tra Daniele Bennati e Mark Cavendish, si fece avanti Contador che, dopo l’arrivo sull’inedito Passo Fedaia, si impadronì della Maglia Rosa, difendendola con grande maestria fino a Milano, dove arrivò primo, seguito da Riccò e Bruseghin. Il Giro del 2009 é stato Vinto da Mancheov, quello successivo ancora da Basso. Nel 2011 dopo alcuni spunti vincenti dei velocisti, nella seconda metà del Giro Contador controllò agevolmente la corsa e arrivò da vincitore a Milano. La vittoria finale fu però assegnata a Scarponi, in realtà arrivato secondo, a seguito delle decisioni del Tribunale Sportivo in merito ai controlli antidoping positivi di Contador. Il prossimo anno alla partenza da Herning in Danimarca, un chiarissimo favorito non c’è. Si alternano vincitori di 10 nazionalità diverse in 21 tappe. Rodriguez veste la Maglia Rosa ad Assisi e la riprende al Pian dei Resinelli. Il canadese Hesjedal rovescia il Giro nella crono finale, come Gimondi nel 1976 e Moser nel 1984. A Milano esulta per soli 16’’, arrivando primo davanti a Rodriguez e De Gendt.

Il Giro 2013 parte da Napoli e il duello è tra Nibali e Wiggins, ultimo re del Tour. Ma il Baronetto patisce il maltempo a Pescara, non riesce a fare il vuoto a cronometro e si ritira a Treviso. Nibali, in rosa da Saltara, corona il suo Giro con l’impresa “alla Merckx” sulle Tre Cime di Lavaredo. All’arrivo a Brescia Nibali è primo, seguito da Uran e Evans.

Il Giro 2014 scatta da Belfast; tre sono state le tappe irlandesi, ravvivate peraltro da una folla enorme. Sulla salita di Montecampione si rivela Aru. La tappa dopo Quintana attacca in discesa dallo Stelvio e arriva solo in Val Martello vestendo la Maglia Rosa. Non la lascerà più fino all’arrivo a Trieste dove festeggerà la vittoria, insieme a Uran secondo e Aru terzo.

La sfida Aru-Contador elettrizza il Giro del 2015. Lo spagnolo è leader sull’Abetone, ma cade a Jesolo e viene superato da Aru. Contador torna in testa nella crono di Valdobbiadene, Aru rinasce e vince a Cervinia e Sestriere. Non basta: lo spagnolo trionfa per la seconda volta all’arrivo a Milano, seguito dallo stesso Aru e da Landa.

Il Giro 2016 scatta dall’Olanda in un tripudio di folla. E’ il Giro dei colpi di scena. Kruijswijk è Maglia Rosa a Corvara. Nibali soffre nella cronoscalata dell’Alpe di Siusi e ad Andalo: precipita a 4’43’’ e sembra quasi spacciato. Poi però rinasce: vince a Risoul (Francia), mentre Kruijswijk cade e lascia 4’54’’. A Sant’Anna di Vinadio stacca pure Chaves e si prende il suo secondo Giro. All’arrivo a Torino dopo Nibali arrivano Chaves (secondo) e Valverde (terzo).

La centesima edizione del Giro d’Italia (2017) dedicata all’Amore Infinito parte da Alghero in Sardegna dove si svolgono le prime tre tappe. Poi la corsa rosa si è spostata in Sicilia e da lì in Calabria e poi verso nord. Il Giro 100 è stato vinto da Tom Dumoulin che ha battuto i rivali per la Generale Nairo Quintana, Vincenzo Nibali e Thibaut Pinot che hanno terminato in quest’ordine la corsa a Milano.

Nel 2018 in un Giro d’Italia storico, cominciato a Gerusalemme e terminato nella capitale, Chris Froome entra tra i grandi del ciclismo vincendo il Giro d’Italia 101 e diventando il terzo corridore di sempre a vincere i tre Grandi Giri di fila ed il settimo a fare tripletta.

Nel 2019 all’inizio dell’ultima settimana la classifica generale recitava: Carapaz leader, Roglic a 47”, Nibali a 1’47”. Il martedì dopo il giorno di riposo, cancellata la salita del Passo di Gavia per neve, il Giro aveva in programma però il Mortirolo. Nibali attacca sulle prime rampe e Roglic va presto in difficoltà ma non Carapaz che grazie anche alla forza della sua squadra si difende e si ritrova con una classifica rafforzata con Nibali (secondo ora in generale) a 1’54” e Roglic (terzo) a 2’09”. Le ultime due tappe con l’arrivo in salita a Croce d’Aune e la cronometro finale di Verona non hanno cambiato la storia di questo Giro meritatamente vinto dal corridore della Movistar.

(Scritto in base alla pagina ufficiale del Giro in italiano.)

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